Usiamo male la tecnologia?

| mercoledì 9 settembre 2009 | |
In questi ultimi tempi mi sono ritrovato più di una volta a pensare all'utilizzo che facciamo della tecnologia. Nonostante in Italia siamo ancora arretrati rispetto a molti altri paesi del mondo per quanto riguarda la connettività e la disponibilità di connessioni a banda larga usufruibili dalla totalità della popolazione, non dobbiamo comunque dimenticare di fare parte del cosidetto "primo mondo", ossia di quella fetta (fortunata) della popolazione mondiale che ha comunque accesso a quelle straordinarie risorse che sono la telefonia mobile ed Internet.

Da qualche mese, anche all'interno della linea metropolitana di Milano è disponibile la connessione GSM e GPRS per i cellulari: "Ottimo! Era ora!" direte voi...
Non so... dipende!

Da un certo punto di vista, la possibilità di poter utilizzare il cellulare anche all'interno della metropolitana è sicuramente un passo avanti, che riduce significativamente il gap che l'Italia aveva nei confronti di molte altre nazioni europee (ricordo che già nel 1999 il cellulare era utilizzabile all'interno della linea metropolitana di Parigi... noi ci siamo arrivati con "solamente" 10 anni di ritardo).
Si è finalmente eliminato quel "buco nero" nella reperibilità personale che era il viaggio in metropolitana. Molto spesso nei mesi passati mi sono trovato a passeggiare davanti all'ingresso della metropolitana mentre terminavo una importante telefonata di lavoro, oppure a guardare ossessivamente l'orologio durante il viaggio (circa mezz'ora) perchè il convoglio era "misteriosamente" fermo all'interno di una galleria ed dopo pochi minuti avrei dovuto fare/ricevere una qualche importante telefonata.
Vista in quest'ottica, sicuramente la possibilità di utilizzare il telefono cellulare durante i trasbordi urbani è sicuramente un bel passo in avanti.

Ma purtroppo, le cose nella realtà hanno preso una piega ben diversa...

Sempre più spesso mi ritrovo a dover mio malgrado ascoltare discorsi personali (spesso anche decisamente "intimi") di occasionali compagni di viaggio, totalmente incuranti del fatto che il vagone sia stipato all'inverosimile e ci sia a malapena lo spazio per respirare (per chi, come me, prende tutti i giorni la linea da Sesto San Giovanni sino a Duomo, ha ben chiaro cosa intendo dire e soprattutto ha ben chiaro il concetto di "carro bestiame").
Ormai ho perso il conto del numero di "liste della spesa" che ho sentito dettare da zelanti mogli, oppure dei pettegolezzi e delle critiche più o meno colorite nei confronti di questa o quest'altra persona.
Per non parlare poi dei "social network-dipendenti", che non rinunciano a controllare Twitter o ad aggiornare il proprio stato di Facebook dal proprio cellulare nemmeno durante il viaggio in metropolitana nell'ora di punta...

Mi viene da chiedermi: ma siamo sicuri che questo sia l'uso migliore che possiamo fare della tecnologia? Perchè dobbiamo annoiare i nostri compagni di viaggio con le nostre faccende personali?
Nella nostra vita quotidiana, quando siamo in compagnia di una persona e riceviamo una telefonata, ci viene istintivo scusarci per il disturbo ed allontanarci di qualche passo: da una parte per non fare sentire alla persona in questione la conversazione nei suoi minimi dettagli, dall'altra per non tediarla con le nostre faccende personali.
Perchè tutto questo perde automaticamente di validità in metropolitana? Perchè siamo in compagnia di sconosciuti? Non capisco...
Proprio in virtù del fatto che siamo in compagnia di perfetti estranei e che lo spazio disponibile è decisamente scarso, ci dovrebbe essere una maggior parsimonia nell'utilizzo del telefono cellulare ed un maggior rispetto nei confronti delle altre persone, oltre che un maggior desiderio da parte nostra di tutelare la nostra privacy...

Non dico di utilizzare il telefono solamente per questioni di emergenza (ci mancherebbe altro)... ma quantomeno sarebbe meglio evitare di "mettere in piazza" la nostra vita privata, spesso annoiando o addirittura mettendo in imbarazzo chi ci sta accanto, che data l'esiguità dello spazio a disposizione e la conseguente vicinanza forzata, non può fare a meno di ascoltare ed in qualche modo di "essere partecipe" della nostra conversazione.

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