mercoledì 29 aprile 2009

FLEPia: l'ebook reader a colori

Da pochi mesi è stato annunciato il Kindle 2, il successore di casa Amazon del purtroppo poco fortunato Kindle (per chi si fosse perso le notizie, trovate due post sull'argomento qui e qui) che già la concorrenza inizia a farsi sentire: osservando il prodotto di Amazon, una delle più importanti "pecche" (se così la si può definire) che immediatamente balzava all'occhio dell'utente un po' evoluto era l'assenza dei colori. La tecnologia e-ink utilizzata da Amazon per la realizzazione del proprio gioiellino è basata sui toni di grigio (un po' come i palmari di qualche anno fa).
Per carità, l'assenza dei colori non è nulla di particolarmente sconvolgente (se ne può fare anche a meno), ma i colori sono ormai utilizzati senza particolari problemi su tutti i media digitali (consci del fatto che ormai TUTTI i display di qualsiasi dispositivo siano a colori).
Se ci dovesse capitare di analizzare dei grafici che facciano ampio uso dei colori per evidenziare le differenze e le particolarità... ecco che emergono i primi problemi di utilizzo.

A questo e ad altri utilizzi devono aver pensato i tecnici di Fujitsu mentre progettavano FLEPia. Il lettore di ebook della casa nipponica offre una risoluzione di 1024x768 ed è in grado di riprodurre 260.000 colori (più che sufficienti per qualsiasi utilizzo).
Completa la dotazione un lettore SD da cui vengono letti gli ebook ed i documenti da visualizzare, la connettività Bluetooth e WiFi.



Di dimensioni poco superiori a quelle del Kindle 2 ha una unica "piccolissima" pecca... il prezzo!!!
Stiamo parlando di un giocattolino che costa circa 770€!!!
A questo prezzo ci si può tranquillamente comprare il migliore dei netbook (con interfaccia touch) e si risparmia ancora qualcosina!!!


sabato 25 aprile 2009

Il processo a The Pirate Bay non è valido? E intanto TBP provoca...

In rete non si è ancora del tutto spento l'eco legato alla sentenza shock emessa nei confronti di The Pirate Bay (per approfondimenti, rimando alla Puntata 4 di Infobloggando Radio) che ha visto condannare i 4 fondatori e mantainer del più famoso tracker Torrent di sempre a un risarcimenti di vari milioni di euro e ad una condanna ad un anno carcere, che già un'altra notizia sembra mettere tutto in discussione: forse il processo verrà invalidato.

A quanto pare Tomas Norstrom, il giudice che presiedeva il processo nel quale TBP è stato condannato pare sia coinvolto nelle lobby pro-copyright. Questa aperta e dichiarata presa di posizione da parte del giudice in questione porrebbe dei seri interrogativi circa l'imparzialità del verdetto stesso: chiaramente, se un giudice è schierato con uno dei due contendenti non può garantire quell'imparzialità che il suo ruolo imporrebbe.

Norstrom sarebbe membro della Swedish Association of Copyright e della Swedish Association for the Protection of Intellectual Property, organizzazioni il cui scopo ultimo è portare ad un inasprimento delle leggi riguardanti il copyright.
Se l'appartenenza di Nortstrom a queste associazioni venisse confermata qunidi, si porrebbe un più che sostanziale vizio nei confronti del giudice, che potrebbe quindi portare ad un richiesta di annullamento del processo da parte del legale difensore dei 4 di TBP.



Nel frattempo comunque, TBP non rinuncia a lanciare sfide e provocazionicome il nuovo servizio IPREDator. IN sostanza si tratta di una rete VPN (Virtual Private Network), che consentirebbe quindi lo scambio di flussi dati Torrent in modo assolutamente sicuro e al riparo da "sguardi indiscreti" (essendo i tunnel VPN criptati).
In pratica, l'utilizzo della rete VPN renderebbe praticamente impossibile decifrare da parte di un "osservatore esterno" la natura dei dati in fase di transito, rendendo quindi vano qualsiasi tentativo di "sniffing" da parte dellle autorità.

Insomma, la battaglia prosegue su due fronti: quello legale e quello tecnico.
Chi vincerà?



mercoledì 22 aprile 2009

100 browser, 100 modi diversi di renderizzare le pagine: a cosa servono quindi gli standard?

Mi sono permesso di parafrasare questo famoso proverbio delle mie parti (l'originale è "cent co cent crap") per meglio esprimere il concetto: ogni browser renderizza le pagine a modo proprio.
Attenzione che con "modo" proprio non intendo dire con un motore proprio (ci mancherebbe altro, questo è sacrosanto), ma proprio secondo regole proprie. E non parlo di differenza marginali, ma sostanziali, come la gestione dei margini, degli allineamenti ecc...

Nonostante l'HTML, XHTML, CSS ecc siamo degli standard ratificati dal W3C, con una sintassi ben definita (nel caso dell'HTML un po' meno, ma il discorso non perde di valenza), quando si implementa qualsiasi cosa abbia a che fare con il web ci scontriamo con i browser! O meglio, ci scontriamo con i singoli motori di render utilizzati dai browser.
Sembra quasi che ogni produttore abbia dato la sua più o meno personale interpretazione delle specifiche per i formati ed i linguaggi a cui facevo menzione prima... come se gli standard non esistessero!

Di questa cosa ne sono sempre stato conscio, ovviamente, ma in quest'ultimo periodo la sto purtroppo provando pesantemente sulla mia pelle. Sto lavorando ad un impegnativo progetto basato ovviamente sul Web e mi trovo quotidianamente a "lottare" per ottenere un look & feel coerente tra i vari browser.
Quello che vedo perfettamente con Firefox ha dei grossi problemi con Internet Explorer. Sistemo la pagina in modo che si veda bene sia con Firefox che con IE e mi accorgo che su Safari viene visualizzata ancora sballata (mentre prima era renderizzata correttamente)... insomma, un disastro!
Sembra di avere a che fare con una coperta troppo corta, più che con dei browser!!!

Secondo me il problema però non risiede negli standard per come sono stati definiti (che sono chiari ed ormai assodati), ma nel fatto che i vari produttori di browser cercano sempre di più di "fare le scarpe" alla concorrenza, aggiungendo estensioni proprietarie ai propri parser, spesso a discapito della perfetta aderenza agli standard e dell'interoperabilità. A che scopo poi??? Un progetto che va sul web deve essere in grado di funzionare con tutti i browser: appoggiarsi a funzioni proprietarie non va altro che limitare automaticamente il numero dei possibili fruituri del servizio...
Non capisco sinceramente questa smania dei produttori di browser nel voler a tutti i costi ridefinire gli standard perchè secondo loro "le loro idee sono migliori". Se si hanno delle idee nuove, innovative e che possono effettivamente migliorare l'esperienza degli utenti, le si sottopone al consorzio W3C (che, da quanto mi risulta, è lì apposta!) e, se vengono approvate diventeranno un nuovo standard mondiale. Più facile di così!

Lavorando a questo famoso progetto sto utilizzando vari browser, per testare le funzionalità e ormai sono arrivato a stilare una mia personalissima "classifica".
Il migliore (come aderenza agli standard) è Firefox (che strano eh? :)): le pagine sono sempre perfetta e non ci sono quasi mai effetti "collaterali" nell'applicazione dei CSS.
La "Palma del peggior browser" va sicuramente ad Internet Explorer 7: non rispetta uno standard che uno! Il render delle pagine è spesso eseguito secondo "criteri arcani" che solo lui conosce, senza parlare poi di una lentezza elefantiaca nell'eseguire il codice Javascript.
A ruota (come peggiore) segue Safari: se non si includono tutta una serie di tag "speciali", le pagine vengono visualizzate in modo a dir poco obbrobrioso...

Se la mia presa di posizione vi sembra esagerata, vi invito a confrontare il risultato del test Acid3 eseguito con IE7 (su ben 3 server ho avuto i medesimi risultati), con il reference rendering...
Lascio a voi trarre le conclusioni!



Acid3 test eseguito con IE7



Rendering reference


venerdì 17 aprile 2009

Infobloggando Radio - Puntata 4

Finalmente sono tornato! Quanta voglia di registare...
Il lavoro mi perseguita e mi sommerge, ma alla fine sono riuscito a rimettermi al microfono!

- DOWNLOAD -

Argomenti:
  • La sentenza di condanna per i quattro creatori di The Pirate Bay
  • Proposta di legge Barbareschi, ovvero "Come sparare nel mucchio per combattere il P2P"
  • Il manifesto del Clod Computing
I links:
La musica:
I riferimenti:
  • Mail: infobloggando@gmail.com
  • Skype: albertoarmida


giovedì 16 aprile 2009

Creiamo la nostra Wikipedia

Alzi la mano chi non ha mai consultato Wikipedia nella propria vita... come immaginavo: nessuno!
Ormai Wikipedia può essere considerata più di un semplice fenomeno o di una "moda" (come molti cosiddetti "guru" della rete l'avevano definita a suo tempo definita), tanto più che ormai il modello della cultura libera è riuscita ad affossare Encarta, il progetto di enciclopedia digitale di Microsoft.

Il successo di Wikipedia è sintomatico: sempre più persone vogliono condividere le conoscenze, comunicarle agli altri, dare la possibilità a tutti di accedere alle informazioni...
Questo modello di comunicazione e di diffusione della cultura si sta dimostrando vincente... quindi, perchè non adottarlo anche noi, nel nostro piccolo?

Qualunque sia il vostro ambito lavorativo, di qualsiasi cosa vi occupiate, c'è sempre la necessità di creare una "base di conoscenza" aziendale, un repository di tutte quelle informazioni (più o meno ufficiali, più o meno strutturate) che normalmente all'interno delle aziende si tramandano tra i dipentendi per "tradizione orale" oppure tramite obsoleti e poco funzionali file di testo.
E allora, creiamoci la nostra Wiki! :)

Senza voler andare a scomodare applicazioni pensate per uso su larga scala come Mediawiki, la piattaforma per il Wiki utilizzata da Wikipedia, la rete letteralmente pullula di altrettanto valide e funzionali alternative.

Personalmente, nella mia realtà aziendale, utilizzo con soddisfazione ScrewTurn, un progetto Open Source (ovviamente :D) che offre una completa e funzionale piattaforma per il Wiki, completamente personalizzabile e dotata di tutte le funzionalità che sono un must per ogni piattaforma per il Wiki che si rispetti come la gestione degli utenti, possiblità di creare Wiki pubblici/privati, revisione dei testi, versioning dei testi, supporto multilingua ecc.

La piattaforma è realizzata utilizzando il Framework.NET e C# come linguaggio e può essere definito un progetto ormai maturo (siamo alla versione 3.0 RC0) e ben supportato da rilascio mediamente frequenti, a cicli di circa 3 mesi tra un versione e l'altra.

Consigliata vivamente a tutti coloro che hanno necessità di condividere velocemente e senza troppe complicazioni le conoscenze con colleghi, dipendenti e collaboratori... rischiate seriamente di ridurre in modo notevole il numero di telefonate ed email che vi assillano con domande più o meno "fantasiose" ;)


lunedì 13 aprile 2009

Scaricare i libri da Google Books con Google Books Search Downloader

Tempo fa sono "inciampato" in questo interessante programmino la cui finalità è tanto semplice quanto utile: consentire di scaricare in locale estratti (o interi libri) provenienti da Google Books.

Per chi non lo conoscesse (e quindi probabilmente, è appena atterato da qualche strano pianeta extra-solare), Google Books è un enorme repository on-line, all'interno del quale sono presenti svariate migliaia di libri e di testi, dai meno recenti (quindi liberi da copyright e liberamente scaricabili) ai più recenti (quindi ancora coperti da copyright e quindi visionabili solamente in anteprima limitata).

Se per qualsiasi motivo, ci sia necessario scaricare un libro per il quale non è previsto il download... Google Books Search Downloader è l'applicazione che fa per noi.
Basta fornire al programma il codice di prenotazione che Google Books ci fornisce ed il gioco è fatto: l'applicazione effettuerà in modo completamente autonomo il download del libro che ci interessa (chiaramente, i tempi di download sono variabili, a seconda della disponibilità delle pagine e della "fortuna" :))

Senza voler entrare nel merito delle legalità o meno dell'utilizzo che può essere effettuato di questa interessante utility, sicuramente può essere di aiuto a tutti quegli studenti che non riescono (purtroppo) a reperire in commercio libri di testo per le quali le case editrici hanno ormai dimostrato disinteresse (probabilmente perchè commercialmente poco appetibili), ma assolutamente indispensabili ai fini di studio...

Se poi siamo curiosi... l'appliaczioni è open source :)) il che, non guasta mai.


mercoledì 8 aprile 2009

OCR open source: SI.... PUO'.... FARE!!!

Tempo fa ho scritto questo post relativo a FreeOCR, un OCR freeware basato sul famoso motore Tesseract OCR (un motore OCR rilasciato in open source da Google derivato a sua volta da un progetto di HP del 1995).

I limiti di FreeOCR sono tanti purtroppo: non riconosce il font utilizzato per la scrittura del documento, non riconosce il layout dei documenti (perchè Tesseract non supporta questa funzionalità), non riesce a gestire immagini incorporate all'interno dei documenti e consente di esportare il testo riconosciuto solamente in formato TXT.
Ho cercato in giro altri programmi open source che supportassero il riconoscimento dei layout, ma non c'è nulla che sia integrabile come componente (ho trovato ocropus, ma è un progetto stand-alone, non integrabile con altri progetti che lo volessero utilizzare come libreria di base).
A maggior ragione quindi, purtroppo non c'è nulla di freeware (o meglio, di open source) che sia anche solo minimamente equiparabile a software come Abbyy Fine Reader (che ho utilizzato con piacere per anni)... quindi ho deciso di mettermi al lavoro!

La mia "testa da programmatore" (che non è un "insulto 2.0" :) ) ha cominciato a pensare... Ho raccolto un po' di informazioni sulla rete circa il funzionamento e lo stato dell'arte dei software OCR e, devo dire, che pensavo fosse una cosa molto più complessa... Se si ha padronanza con qualche operatore matematico un po' "evoluto", sono convinto si possa riuscire nell'arduo compito :)
Ho quindi deciso di lanciarmi nell'impresa (mi piacciono le sfide) :)

Attualmente sto progettando (ed ho parzialmente implementato) un software OCR che sia in grado di:
  • Interazione tramite TWAIN per l'acquisizione delle immagini tramite scanner: già implementate una libreria adatta allo scopo.
  • Riconoscere il layout delle pagine: implementato una primissima versione di un algoritmo in grado di eseguire la segmentazione delle pagine, ma è ancora migliorabile (ha qualche problema con immagini molto piccole o molto ravvicinate ai testi);
  • Riconoscere la tipologia di segmento (immagine, testo ecc): anche qui, una primissima versione dell'algoritmo è già pronta, ma è (come sempre, in informatica) passibile di ulteriori implementazioni e miglioramenti;
  • Estrarre singoli caratteri da un testo: ancora in analisi, ma ho qualche idea;
  • Riconoscimento dei font implementati: ancora in pieno brainstorming;
  • Riconoscimento dei caratteri: implementato una bozza di rete neurale che è in grado di leggere e riconoscere un carattere (con una precisione di circa il 90%);
Mancano poi un sacco di altre funzionalità, come la possibilità di esportare in vari formati (ma con una architettura a plugin è facilmente realizzabile ed estendibile), possibiltà di lavorare sul documento prima dell'esportazione (ho già pronto un progetto che consente di realizzare drag-and-drop di elementi sulle pagine utilizzando il GDI ecc) e alcune altre piccole funzionalità "di contorno" come lo zoom ecc...
Il tutto è sviluppato il C# utilizzando gli strumenti gratuiti messi a disposizione da Microsoft (Visual Studio 2008 Express Edition).

Questo post vuole essere un invito ed un appello: attualmente sto lavorando "in solitaria", ma se qualche baldo e volenteroso programmatore ha il tempo, le conoscenze e la voglia di lanciarsi con me in questa avventura... io sono qui! :)
Contattami tramite questo blog, tramite email, tramite skype (albertoarmida), tramite piccione viaggiatore... come volete, ma fatevi sentire! :)
Il lavoro è tanto e (almeno secondo me) divertente e stimolante... mi piacerebbe condividere conscenze e sviluppo con chiunque voglia "regalare" al mondo Open Source un software di OCR che sia almeno confrontabile con le più blasonate alternative commerciali.

Ma, ovviamente, anche se non si hanno conoscenze di programmazione e si vuole solamente contribuire con suggerimenti, consigli o altro, tutto è ben accetto. :)

Mi raccomando... fatevi sentire :)

sabato 4 aprile 2009

La piaga di Facebook



Il titolo del post (volutamente provocatorio, non me ne voglia nessuno) rende però bene l'idea di quello che è il mio pensiero: Facebook è una piaga! Il concetto va però esteso a tutti i social network che utimamente stanno spuntando come funghi.
Ho numerosi amici iscritti a Facebook che ci passano parecchio tempo al giorno e che si meravigliano quando gli dico che non ho alcuna intenzione di utilizzare Facebook et similia: "Davvero tu non usi Facebook? Ma dai!!! Uno come te??? Ma lo sai che con Facebook puoi ritrovare tutti i tuoi compagni di scuola che non vedi da anni?"
Ora, se mi sono nascosto per anni meglio di Rambo dietro ad un autovelox nella giungla, un motivo ci sarà, no? :)
Perchè dovrei utilizzare Facebook? Qualcuno mi dia anche solo UN VALIDO motivo...

Il problema di fondo, secondo me, non risiede in Facebook in se (l'idea è interessante, niente da dire), ma nell'utilizzo che ne fa la gente. Più di una volta ho "curiosato" con qualche amico (che ha stuzzicato la mia innata curiosità da scimmietta con frasi tipo "Guarda cosa ti perdi...") e devo ammettere che non mi sto perdendo niente di sensazionale!
Leggendo le conversazioni di Facebook, ho potuto vedere post di persone che parlano di niente, con liste di "amici" chilometriche (per quanto mi riguarda, gli Amici li conto sulla punta delle dita delle mani, e probabilmente avanzo anche qualche dito...), solo per apparire, per poter dire "Io ci sono!".
Ed il tenore delle conversazioni è molto spesso del tipo: "Oggi piove...", "E' sì, che tempo di m***a". Oppure: "Ma hai visto che f**a che è la tipa che ho aggiunto?", "Sì sì, davvero...".
Ma a chi giova tutto ciò???.

Quando voglio passare del tempo con i miei Amici, ci si vede, si esce insieme, si va a bersi una birra, usciamo a cena, ci si trova a casa di uno di noi a giocare alla Wii ecc, non ci "blindiamo" dietro un monitor ed un tastiera!
E quando ho delle "interazioni virtuali" con altre persone, non lo faccio di certo tramite un social network, che è quanto di più futile e frivolo possa esistere a questo mondo: preferisco utilizzare forum, gruppi di discussione, mailing list, questo blog, il mio podcast (a proposito, puntata in preparazione :)) ecc, dove almeno le conversazioni hanno un senso ed uno scopo e non si limitano a considerazioni sul tempo o su quando una ragazza sia attraente. Questo stesso post è una considerazione critica, ha un suo scopo, non è "fine a se stesso".

So di essere una voce fuori dal coro (mi capita spesso nella mia vita :)). Spesso mi sono chiesto cosa spinga le persone ad utilizzare Facebook (ed altri social network) in modo così massiccio. L'unica risposta che mi sono potuto dare è: la voglia di apparire, di fare sapere al mondo che ci siamo e allo stesso tempo di non "esporsi" troppo. Nell'istante in cui ci si stanca di "esserci" basta smettere di utilizzare il social network di turno, eliminare il proprio account... ed il gioco è fatto. Il tutto "rapido ed indolore", senza troppi patemi d'animo o sensi di colpa...

Per come la vedo io, i social network non sono altro che l'emanazione sul Web dei reality show: le persone vogliono apparire, non vogliono rimanere nell'anonimato (come se ci fosse qualcosa di disonorevole o di sbagliato...).
Non ho nulla contro la voglia di farsi conoscere, di farsi vedere: io stesso ho fatto per anni il musicista professionista, quindi di certo non sono una persone che ama stare nell'ombra, ma se voglio che qualcuno mi "conosca", voglio che lo faccia per i miei meriti e per le mie capacità, non solamente per la mia presenza su questo o quest'altro sito e per i miei commenti più o meno stupidi...

Un'altro aspetto "preoccupante" associato ai format televisivi "tipo reality" e ai social network in generale, è lo switch off del cervello: quando la gente "fruisce" di questi contenuti (perchè di fruire si tratta, gli utenti non creano nulla) di fatto spegne il cervello, non impara nulla, non propone nulla di costruttivo, di nuovo, di interessante...
Si limita a assorbire passivamente quello che gli propone la TV o ad utilizzare le funzionalità offerte dal social network di turno, senza cheidersi "Ma è davvero quello che mi interessa?"
Lo scopo per cui è nato il web è condividere le informazioni, permettere lo scambio di idee e di opinioni anche a persone estremamente distanti geograficamente, non per "perdere tempo".
Non mi si fraintenda, non c'è nulla di male nell'utilizzare il Web anche per divertimento (sono io il primo che lo fa :)), ma non deve essere l'unica e la principale motivazione per la quale accendiamo il computer...
Se quando ci sediamo ad un PC, la prima cosa che facciamo è andare a vedere se qualcuno ci ha mandato qualche messaggio su Facebook anzichè controllare la posta elettronica di lavoro... beh, io direi che è il caso di fermarsi un attimino a pensare "Ma che cavolo sto facendo?"

Ecco quindi spiegato il successo di Facebook: 175 milioni di utenti al mondo che passano le giornate a scambiarsi considerazioni metereologiche e via dicendo...


mercoledì 1 aprile 2009

Il robot che ci legge nel pensiero

Che i giapponesi fossero "fissati" (nel senso buono, ovviamente) con la tecnologia, è cosa nota...
Che in più avessero una spasmodica passione per i robot, è cosa arci-nota... e ce ne stanno dando conferma tutti i giorni!

Nei laboratori della Honda è stato sviluppato BMI (Brain Machine Interface), una nuova frontiera di interfaccia neurale per l'essere umano verso il mondo digitale.
A differenza dei precedenti prototipi di casa Honda (che si basavano sulla risonanza mangetica), questo nuovo approccio prevede l'utilizzo di elettroencefalogrammi e della spettroscopia ad infrarossi.
I vantaggi rispetto al precedente prototipo sono molteplici: minore invasività (la risonanza magnetica, non è che faccia proprio benissimo ;)) e maggiore precisione: secondo dati Honda, si arriva ad una precisione di riconoscimento del 90%!!!

Questo primo prototipo è stato utilizzato per controllare ASIMO, il celeberrimo robot prodotto da Honda.
Davvero affascinante il filmato in cui viene mostrato un uomo impartire ad Asimo i comandi da eseguire solamente "pensadoli" ed ASIMO dire: "Ehi! Mi hai datto di alzare la mano destra!!!" e comportarsi di conseguenza!

Una delle possibili (e sicuramente delle più interessanti) applicazioni sarebbe l'utilizzo di questa tecnologia per i portarti di handicap, tetraplegici ecc... i robot sarebbe delle loro "emanazioni" che gli consentirebbero di compensare e di limitare il loro disagio fisico.

Certo, da qui a poter comandare i nostri futuri robot casalinghi solamente con il pensiero, il passo è lungo, ma la scienza prosegue sempre per piccoli passi... e questo sembra davvero promettente!