Non stiamo parlando dell'ultimo delirio di Hollywood, ma (fortunatamente) della pura e semplice realtà! Scordatevi mega-robot ultra sofisticati dalle sembianze umanoidi che vi guardano con sguardo torvo e vi dicono "Vieni con me se vuoi vivere!", ma di alcune semplici "scatolette" che ricordano vagamente una lattina con le route e qualche lucetta.
Dove sta la particolarità in questi anonimi robottini? Nel loro cervello! Ed in questo caso, di vero e proprio cervello artificiale si può parlare.
All'università di Losanna, un gruppo di scienziati è riuscito a sviluppare un semplicissimo cervello basato su reti neurali, del tutto assimilabile a quello di semplici organismi viventi (qualche insetto, per intenderci). Sfruttando un meccanismo di "riproduzione elettronica" gli scienziati sono quindi riusciti a fare "evolvere" i robot seguendo i dettami della selezione naturale... i risultati?
Ai migliori robot era data la possibilità di "riprodursi", quindi di incrociare il proprio "genoma digitale" con quello di un altro esemplare (semplicemente mischiando in modo casuale i pesi della rete neurale che compone il cervello dei robot), con dei risultati a dir poco stupefacenti!
Nel giro di poche decine di generazioni, questi robot hanno dimostrato un grado di "intelligenza" sempre superiore, riuscendo a trovare il cibo (un caricabatterie) e ad evitare il "veleno" (una postazione, del tutto simile a quella del cibo, che però ne provoca la disattivazione).
La cosa ancora più stupefacente che è stata osservata è come i robot abbiano imparato in modo autonomo a "comunicare" con i propri simili la presenza del cibo mediante gli emettitori luminosi di cui sono dotati. Gli scienziati stanno tra l'altro osservando il nascere di una sorta di primitivo e estremamente semplice "linguaggio", con cui i robot sembrano comunicare tra di loro la presenza o meno di cibo e pericoli.
Un approfondimento molto interessante su questo tema è stato realizzato in una puntata di SuperQuark: vi invito a visionare il video sul sito della RAI.
Alcune persone hanno sollevato delle perplessità su questo genere di attività, arrivando ad ipotizzare che se l'uomo riuscisse a realizzare la vera intelligenza artificiale forte (ossia una mente completamente digitale in grado di autocoscienza) ne diverebbe schiavo...
L'unica cosa che posso dire a queste persone è questa: se veramente l'uomo, come io penso ed auspico, riuscirà un giorno a relizzare un essere intelligente artificiale, in grado di comprendere il mondo che lo circonda, proprio in virtù di questa sua intelligenza e del non essere schiavo delle passioni umane (che risulterebbero per lui un argomento di scarso interesse, per non dire inconcepibile), non solo non ridurebbe l'uomo in schiavitù ma, al contrario, cercherebbe di aiutarlo a sollevarsi da quella che è la sua attuale condizione, ossia poco più di un animale in grado di parlare...
Siamo solamente all'inizio di un viaggio lunghissimo e dai risultati vaghi e tutti da definirsi... ma sicuramente entusiasmanti!!!
Dove sta la particolarità in questi anonimi robottini? Nel loro cervello! Ed in questo caso, di vero e proprio cervello artificiale si può parlare.
All'università di Losanna, un gruppo di scienziati è riuscito a sviluppare un semplicissimo cervello basato su reti neurali, del tutto assimilabile a quello di semplici organismi viventi (qualche insetto, per intenderci). Sfruttando un meccanismo di "riproduzione elettronica" gli scienziati sono quindi riusciti a fare "evolvere" i robot seguendo i dettami della selezione naturale... i risultati?
Ai migliori robot era data la possibilità di "riprodursi", quindi di incrociare il proprio "genoma digitale" con quello di un altro esemplare (semplicemente mischiando in modo casuale i pesi della rete neurale che compone il cervello dei robot), con dei risultati a dir poco stupefacenti!
Nel giro di poche decine di generazioni, questi robot hanno dimostrato un grado di "intelligenza" sempre superiore, riuscendo a trovare il cibo (un caricabatterie) e ad evitare il "veleno" (una postazione, del tutto simile a quella del cibo, che però ne provoca la disattivazione).
La cosa ancora più stupefacente che è stata osservata è come i robot abbiano imparato in modo autonomo a "comunicare" con i propri simili la presenza del cibo mediante gli emettitori luminosi di cui sono dotati. Gli scienziati stanno tra l'altro osservando il nascere di una sorta di primitivo e estremamente semplice "linguaggio", con cui i robot sembrano comunicare tra di loro la presenza o meno di cibo e pericoli.
Un approfondimento molto interessante su questo tema è stato realizzato in una puntata di SuperQuark: vi invito a visionare il video sul sito della RAI.
Alcune persone hanno sollevato delle perplessità su questo genere di attività, arrivando ad ipotizzare che se l'uomo riuscisse a realizzare la vera intelligenza artificiale forte (ossia una mente completamente digitale in grado di autocoscienza) ne diverebbe schiavo...
L'unica cosa che posso dire a queste persone è questa: se veramente l'uomo, come io penso ed auspico, riuscirà un giorno a relizzare un essere intelligente artificiale, in grado di comprendere il mondo che lo circonda, proprio in virtù di questa sua intelligenza e del non essere schiavo delle passioni umane (che risulterebbero per lui un argomento di scarso interesse, per non dire inconcepibile), non solo non ridurebbe l'uomo in schiavitù ma, al contrario, cercherebbe di aiutarlo a sollevarsi da quella che è la sua attuale condizione, ossia poco più di un animale in grado di parlare...
Siamo solamente all'inizio di un viaggio lunghissimo e dai risultati vaghi e tutti da definirsi... ma sicuramente entusiasmanti!!!












